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“La
Triplice Cinta”
Installazione Propiziatoria di
Gabriella e Shambhu
“Villa
Tugurio”
Lunedì 10 Luglio 2006
Promozione: Maurizio Lacatena
Fasi dell'azione pittorica
Preparazione dell’area
della rappresentazione
• Orientamento della struttura
• Disposizione del Lingam
Azione pittorica
• Ingresso in scena; due battiti di mani
• Applicazione Ida e Pingala sull’Onphalos
• Colorazione dei nodi con terra rossa
• Collocazione dell’Onphalos e segnatura
dei canali sul Lingam
• Distribuzione del pastillage sulla volta celeste
• Intervento pittografico sul Lingam
• Definizione a calce della “Triplice
Cinta”
• Posa delle pietre perimetrali
• Posizione degli scolatoi
• Distribuzione del pigmento sulle
lastre cardinali
• Colorazione con terra rossa dei perimetri delle
lastre
• Intervento di Gabriella: interpretazione
del brano “La Sfera divenne Cubo”
• Versamento dell’acqua
sull’apice dell’Onphalos
• Opera compiuta; due battiti di mani.

Testo
La Sfera divenne Cubo
Come ogni anno seguii mio padre nella
radura; piccola e accogliente come sempre, pareva averci
atteso con pazienza sino allora.
Il Sole aveva ceduto il posto alla Luna che sembrava
osservare compiacente.
Come ogni anno, una volta giunti sul posto, il silenzio
s’impadronì di noi conciliando i nostri
intenti con la gioia di essere lì.
I bambini scorrazzavano a gruppi e, tra piccole grida
e risate sommesse, commentavano e giocavano eccitati
dall’evento; erano lo specchio dell’euforia
che diventava sempre più incontenibile.
Io avevo allora dodici anni, era l’età
giusta per aiutare gli adulti e sentivo che il tempo
dei giochi e delle esplosioni irrazionali, stava ormai
per trascorrere completamente.
Le donne raccoglievano la legna e la disponevano in
ordinate pire dividendola equamente sui punti cardinali.
Ognuno era intento a fare qualcosa: travasare l’acqua,
rimuovere le erbacce dal terreno, posizionare le torce…
osservare l’astro fulgido interrogandosi sull’infinito.
Mio padre era seduto in terra, insieme a tre druidi
di tribù vicine.
Lo osservavo mentre parlava e con le mani accompagnava
le sue parole persuasive. Poi i quattro alzarono le
braccia al cielo ed intonarono un coro che sembrava
giungere dai più profondi recessi della Terra.
Tutti si disposero in cerchio intorno al piccolo menir
che, in un tempo remoto, i nostri avi avevano collocato
lì.
Mio padre mi venne incontro, mentre mi avviavo anch’io
verso il Centro, mi pose una mano sul capo e mi disse:
“Questa notte fiorirà un nuovo mondo e
la forza che muove ogni cosa sbriglierà i suoi
capelli nel vento rinnovatore. Tu sarai lì in
quel momento, ed il tuo cuore confonderà il suo
battito con quello di noi tutti”.
Poi con un sorriso aggiunse:
“Inspira profondamente il ritmo di quell’unisono
perché solo quello sarà il gustoso cibo
che il tuo spirito vorrà gradire”.
Presi posto in silenzio e, mentre le
luci dei fuochi modellavano le espressioni sui volti
distesi, chiusi gli occhi e strinsi forte tra le mani
l’otre colmo d’acqua…
Alcune righe sulla
"Triplice
Cinta"
Stralci tratti da:
http://www.duepassinelmistero.com/
di Marisa Uberti. Aggiornamento: Maggio 2006
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